Non è un messaggio di speranza ma di realismo politico quello che il professor Pierpaolo Portinaro, socio dell’Accademia delle Scienze di Torino, già professore ordinario di Filosofia politica e Storia delle dottrine politiche all’Università di Torino. ha portato all'Associazione Cultura e Sviluppo. Introdotto dal professor Massimo Vogliotti dell'Università del Piemonte Orientale, Portinaro ha tracciato il declino della democrazia costituzionale e la rinascita degli imperi.

Negli anni '90, dopo il crollo del muro di Berlino, l'Occidente si era cullato nell'illusione della "fine della storia". Si pensava che il modello della democrazia liberale e del multilateralismo cooperativo (il "progetto kantiano") si sarebbe universalizzato. Il diritto internazionale, nato per regolare i rapporti tra stati sovrani ed eguali, sta cedendo il passo a un disordine neo-imperiale.

Secondo l'analisi di Portinaro nel suo libro La metamorfosi degli imperi. Nuove guerre e catastrofe del diritto, lo scacchiere mondiale è oggi dominato da tre attori principali, caratterizzati da una profonda insicurezza che li spinge verso l'uso della forza. Gli Stati Uniti sono un impero egemonico in crisi di identità, sospeso tra tradizione democratica interna e una proiezione esterna sempre più muscolare. La Russia è un impero "dispotico" che punta tutto sull'hard power militare e sull'intimidazione atomica, a fronte di un'economia irrilevante. La Cina è l'unico impero in reale crescita, con una tradizione millenaria e una potenza economica che precede quella militare.

A muovere queste potenze non è solo l'ideologia, ma una trasformazione del sistema economico. Portinaro parla di un "capitalismo della finitudine": la consapevolezza che le risorse essenziali (terre rare, energia) sono limitate. Questo spinge gli imperi verso comportamenti predatori e aggressivi per accaparrarsi i beni necessari alle tecnologie del futuro.

In questo scenario, il diritto internazionale appare usato spesso in modo puramente retorico o strategico. L’Europa, definita come un "contromodello", appare fragile. Nata dalla decomposizione di vecchi imperi, l'Unione Europea somiglia per certi versi alla complessità del Sacro Romano Impero: una struttura raffinata ma lenta, che oggi fatica a trovare una voce unitaria di fronte alla prepotenza dei nuovi colossi.

L'incontro si è chiuso con una nota di cauto pessimismo: siamo entrati in una fase di turbolenza destinata a durare decenni. Sebbene esistano ancora spazi "micro" di resistenza democratica e impegno civile, la sfida per la democrazia costituzionale è colossale: sopravvivere in un mondo dove la forza sembra essere tornata l'unica moneta di scambio tra i giganti.