Paolo Berizzi, inviato di Repubblica e unico giornalista in Europa costretto a vivere sotto scorta dal 2019 per le minacce ricevute dai gruppi neonazisti e neofascisti, ha presentato a Cultura e Sviluppo il suo ultimo lavoro, Il libro segreto di CasaPound, un’inchiesta sull'organizzazione neofascista più influente degli ultimi vent'anni.
La novità del libro, come spiegato da Berizzi durante il dialogo con la giornalista Mimma Caligaris e il professor Giorgio Barberis dell'Università del Piemonte Orientale, risiede nella sua fonte: un militante di primo livello ancora organico al movimento al momento della stesura. L’incontro è nato tra bigliettini consegnati durante le manifestazioni contro il lockdown e messaggi privati sui social.
Perché parlare proprio con Berizzi? “Ho scelto lei perché per i capi di CasaPound lei è il più infame dei giornalisti italiani”. Non si tratta di un fascista pentito, ma di un militante deluso poiché ritiene che i vertici abbiano tradito "l'Idea" in favore di una gestione affaristica e padronale, trasformando la rivoluzione in un business di felpe, cappellini e interessi nelle curve degli stadi.
Berizzi ha analizzato i meccanismi di reclutamento che rendono CasaPound attrattiva per i giovani. Non si tratta solo di estetica virile e "maschiocentrica", ma di un pacchetto completo che offre sport, musica e un senso di appartenenza al "branco". Particolare attenzione è stata dedicata al cosiddetto welfare nero: la pratica di distribuire pacchi alimentari "solo agli italiani" nelle borgate romane per sostituirsi allo Stato e guadagnare consenso, mentre agli stranieri vengono riservate le "sprangate". Questo modello, che Berizzi paragona paradossalmente a quello mafioso per la capacità di occupare i vuoti lasciati dalle istituzioni, serve a mascherare una realtà interna fatta di gerarchie rigide, stanze vietate alle donne e metodi squadristi già accertati da sentenze giudiziarie.
Berizzi ha evidenziato una preoccupante normalizzazione del linguaggio d'odio e una contiguità ideologica tra la "destra di strada" e alcuni esponenti della maggioranza di governo. Viene citata la campagna sulla remigrazione, definita dal giornalista come una riedizione moderna delle leggi razziali del 1938, che mira alla deportazione di milioni di stranieri. Secondo l'autore, la tolleranza verso il palazzo occupato di via Napoleone III a Roma (sede storica dal 2003) e la mancata decisione di sciogliere gruppi dichiaratamente neofascisti rappresentano una "sconfitta della democrazia" e uno sfregio alla Costituzione nata dalla Resistenza.
L'impatto del libro è stato tale che CasaPound ha tentato, invano, di bloccarne la pubblicazione attraverso diffide legali. Fallito il tentativo di censura, dai vertici è partito l'ordine di boicottaggio: “Non compratelo, non leggetelo, non parlatene”. Un ordine che però, come dimostrato dalla sala gremita, sembra aver ottenuto l'effetto opposto, alimentando l'interesse verso un documento giudicato "inquietante" ma necessario per comprendere le insidie che oggi minacciano la tenuta democratica del Paese.