Ad Alessandria la povertà non è soltanto mancanza di reddito ma anche solitudine, una casa che costa troppo, un lavoro che non basta per arrivare a fine mese. È il quadro emerso il 16 ottobre scorso nella sede dell’Associazione Cultura e Sviluppo, dove è stato presentato il rapporto Alcune misure di contrasto alla povertà nel comune di Alessandria curato dal Dipartimento di Giurisprudenza e Scienze Politiche, Economiche e Sociali e dal Centro per il Welfare e lo Sviluppo Locale (Cewel) dell’Università del Piemonte Orientale (Domenico Carbone, Dario Vaiuso e Emanuele Rava).
Al tavolo, moderato dal giornalista della Stampa Piero Bottino, si sono confrontati Comune, Prefettura, Università, Consorzio dei servizi sociali Cissaca, Caritas Diocesana e Agenzia Territoriale per la casa Piemonte Sud. Il filo comune degli interventi: conoscere il fenomeno per passare dall’emergenza alla prevenzione, sapendo che nessun ente può farlo da solo.
Una città che cresce, ma resta fragile
Alessandria va in controtendenza rispetto al Paese: negli ultimi tre anni ha guadagnato circa 3.000 residenti, con 15.000 arrivi a fronte di 9.000 partenze. Lo ha ricordato il sindaco Giorgio Abonante, richiamando l’Osservatorio sulle Povertà nato nel 2014 con lo slogan “conoscere per agire”. La crescita è trainata dal saldo migratorio, che compensa quello naturale negativo, e porta con sé un parziale ringiovanimento: arrivano giovani coppie con figli e aumentano gli uomini in età lavorativa. Ma come ha spiegato il ricercatore Dario Vaiuso, crescono anche le famiglie di una sola persona, esposte alla povertà al primo evento critico. Ad Alessandria la quota di anziani soli sotto la soglia di povertà è leggermente superiore alla media nazionale. A questa si aggiunge una solitudine più giovane, fatta di separazioni e di madri sole che lavorano ma faticano a sostenere il costo della vita.
Lavoro, casa, anziani: i temi fondamentali della ricerca
Il rapporto, presentato dall’assessora alle Politiche sociali Roberta Cazzulo e da Dario Vaiuso ed Emanuele Rava dell'Università del Piemonte Orientale, incrocia dati europei e nazionali con indicatori locali, in assenza di misure dirette della povertà su scala comunale. Ne emergono tre punti fondamentali.
Il primo è il lavoro. In Italia il 10,2 per cento degli occupati tra 18 e 64 anni è a rischio di povertà. Ad Alessandria il lavoro protegge ancora, ma è spesso discontinuo, precario e pagato poco. Resta forte il legame tra bassa istruzione, qualifiche modeste e fragilità economica.
Il secondo è la casa. A livello nazionale la povertà assoluta colpisce il 22 per cento delle famiglie in affitto contro il 4 per cento dei proprietari. L’analisi sull’edilizia residenziale pubblica cittadina, circa 1.300 alloggi e quasi 5.000 beneficiari, mostra una prevalenza di donne assegnatarie, con un’età media di 52 anni. Quasi un alloggio su tre ospita una o due persone: anziane sole, o madri sole con un figlio.
Il terzo sono gli anziani. Se a livello nazionale appaiono più protetti, ad Alessandria l’invecchiamento, unito a famiglie unipersonali e pensioni modeste, disegna un’area di vulnerabilità ampia.
I dati smentiscono anche alcune narrazioni diffuse: gli italiani sono la maggioranza sia nell’edilizia sociale, circa tre quarti degli assegnatari, sia tra i beneficiari dei sostegni.
Misure nazionali che non arrivano a tutti
La carta "Dedicata a te", 500 euro l’anno per nuclei con Isee sotto i 15.000 euro e almeno tre componenti, ad Alessandria raggiunge 1.965 famiglie. Restano escluse le persone sole, gli anziani e i piccoli nuclei, proprio i profili più fragili del territorio, con una platea potenziale stimata tra 4.000 e 5.000 persone. I criteri di riparto, basati sul reddito medio pro capite, penalizzano inoltre la città: Andria, con una popolazione simile, riceve circa quattro volte più carte. E circa un terzo dei beneficiari resta nella fascia di bisogno per due o tre anni di fila, segno di una povertà che diventa cronica.
Il sindaco ha criticato anche i tagli ai fondi per l’accompagnamento delle persone accolte nei Centri di accoglienza straordinaria, scesi da 40-42 a 17-20 euro al giorno. Il risultato, secondo Abonante, sono situazioni di abbandono e un carico di disagio psichico che ricade sui Comuni. Il viceprefetto aggiunto Eugenio Licata ha confermato che gran parte dei problemi di convivenza in città nasce da grave marginalità e disagio psichiatrico, che richiedono prese in carico condivise e non risposte solo repressive.
I servizi: una domanda in crescita
I numeri portati dagli operatori confermano la pressione. Il Consorzio del servizi sociali Cissaca, che serve 29 comuni e circa 149.000 abitanti, nel 2025 ha erogato 810.000 euro di contributi diretti a 507 persone, soprattutto per casa e utenze. Nel primo semestre 2026 ha già raggiunto i volumi dell’intero anno precedente, mentre i progetti per l’assegno di inclusione sono passati da 2.067 a 2.448. La direttrice dell’area tecnica Stefania Guasasco ha segnalato le barriere che allontanano le persone dai servizi: vergogna, sfiducia, isolamento, lingua e divario digitale. A queste si sommano burocrazia, fondi vincolati e carenza di personale.
La Caritas Diocesana di Alessandria ha incontrato oltre 1.100 persone e famiglie e servito più di 28.000 pasti nel 2025, con una media giornaliera salita nel 2026 a 110-140. Il direttore Giampaolo Mortara ha sottolineato la crescita dei working poor e il peso dei costi abitativi ed energetici: il 56 per cento di chi si rivolge alla Caritas esprime un bisogno legato alla casa, e l’81 per cento dei contributi diretti va a coprire bollette.
La povertà energetica è anche la prima causa di morosità negli alloggi popolari. Alberto Mossino, consigliere di Atc Piemonte Sud e operatore sociale, ha riferito una morosità media del 38 per cento sugli 11.400 alloggi gestiti tra Cuneo, Asti e Alessandria. In città sono aperte 489 procedure di decadenza, mentre 1.036 nuclei attendono un alloggio. Tra le risposte: 22 milioni di euro del Pnrr per riqualificare 460 alloggi, un sistema di allerta precoce sui primi insoluti, il presidio sociale in via Gandolfi e un progetto pilota di comunità energetica su sei condomini.
Fare rete: verso un osservatorio permanente
La proposta condivisa è un osservatorio locale permanente sulla povertà, partecipato da Università, Comune, Cissaca, Caritas, enti del terzo settore e parrocchie. Il direttore del Digspes dell'Università del Piemonte Orientale Giorgio Barberis lo ha descritto come uno strumento per dare alle amministrazioni dati scientifici rigorosi e coinvolgere direttamente cittadini e operatori.
Il dibattito con il pubblico ha mostrato perché serve. Maria Teresa Zambosco dei servizi sociali di Tortona ha citato persone già assegnatarie di una casa popolare che restano per mesi in strutture d’emergenza, a 110 euro al giorno, per una caldaia da riparare. Mortara della Caritas ha riassunto la strada in tre verbi: conoscere, accompagnare, fare rete.


