Il 17 marzo 2025, presso l’Associazione Cultura e Sviluppo di Alessandria, si è tenuto l’incontro Comunicare il Cambiamento, primo appuntamento delle Pillole della scuola di politica Prime Minister: una scuola apartitica e gratuita, dedicata alle giovani donne a cui offre un percorso formativo unico per sviluppare competenze politiche e di attivismo civico. L’evento ha visto la partecipazione di circa 40 giovani, ragazzi e ragazze, provenienti dagli Istituti di secondo grado di Alessandria e di alcuni membri della cittadinanza, tutti interessati a esplorare il ruolo della comunicazione creativa nel promuovere trasformazioni positive nella società.
Ospite della serata è stata Michela Locati, esperta di comunicazione strategica e campaigning per il sociale che lavora per sensibilizzare, coinvolgere e mobilitare comunità su temi cruciali attraverso linguaggi inclusivi, creando strategie di impatto e rafforzando la capacità di advocacy.
Durante il suo intervento, Michela Locati ha sottolineato come la comunicazione creativa, che si tratti di migliaia di cartoline riportanti un vademecum per il coming out da distribuire durante il Pride oppure una campagna contro la corruzione basata su un finto farmaco chiamato “Trasparentina”, possa essere un potente strumento per promuovere la giustizia economica, ambientale e politica. Non esiste un’unica formula vincente nell’ambito della comunicazione creativa: l’efficacia dipende dall’iniziativa e dalla creatività individuale. Tuttavia, se proprio dobbiamo individuare un criterio che garantisca il successo di una campagna, allora possiamo dire che è fondamentale che la comunicazione attivi la sfera emotiva, perché è lì entrano in gioco i valori, e solo così veniamo richiamati all’azione.
Michela Locati si è soffermata sull’uso delle parole all’interno di una campagna comunicativa. D’altronde, quando una campagna si muove all’interno di un fenomeno come il femminicidio, usare le parole giuste è cruciale: nel caso dei femminicidi, troppi giornalisti ancora si ostinano a parlare di “troppo amore”, di “gelosia”, “raptus” o “follia”. Se s’insiste a chiamare relazione il dominio sul partner, gelosia il panico che deriva dalla perdita del controllo sull’altra persona, amore il rifiutarsi di accettare la libertà dell’altro e il reagire con violenza, allora si sta manipolando il vero significato delle parole.
Una campagna comunicativa può ribaltare questo meccanismo chiamando le cose con il loro nome, e così ha
fatto una campagna realizzata da Hello Tomorrow per il Comune di Torino. Rivolgendosi alle giovani donne interessate a intraprendere una carriera nella comunicazione per il cambiamento positivo, Michela Locati ha riconosciuto le sfide di un settore spesso percepito – una percezione che nel più dei casi coincide con il dato reale – come dominato da figure maschili, etero e cisgender.
Anche in ambito accademico, le donne che si laureano in materie Stem sono ancora in netta minoranza rispetto ai colleghi di genere maschile. Come aggirare questo problema? Facendo uso di tutti gli strumenti a propria disposizione e, soprattutto, della “sorellanza”, della comunità, per infrangere quei “tetti di cristallo” che di fatto ostacolano l’accesso a numerose opportunità professionali.
Una buona campagna di comunicazione che vuole generare un cambiamento di questo fenomeno sociale deve far comprendere come quel cambiamento può far sentire bene tutte e tutti. Ma come elaborare messaggi che lascino davvero il segno in un contesto caratterizzato da un’entropia comunicativa sempre crescente? Il vero cambiamento si realizza attraverso messaggi, azioni e proposte sviluppati insieme a gruppi di persone, singoli individui,
collettività e, in particolare, con le soggettività marginalizzate.
Il cambiamento autentico infatti implica la “demarginalizzazione” di queste soggettività, restituendo loro centralità e ridefinendo i centri di potere e attenzione. Questo processo può avvenire solo attraverso una collaborazione autentica con coloro che hanno sperimentato la marginalizzazione, ascoltando le loro voci e integrando le loro esperienze nelle strategie comunicative.
Alla fine, comunicare il cambiamento significa scegliere da che parte stare. E ogni campagna, ogni parola ben calibrata, ogni gesto comunicativo che apre possibilità invece di chiuderle è un passo in più verso un mondo più giusto. Il resto è solo rumore di fondo.
Salvatore Falzone per Associazione Cultura e Sviluppo




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