“La statistica ben fatta è un pilastro fondamentale della democrazia”: Linda Laura Sabbadini, già direttrice dell’Istat e pioniera della statistica sociale in Italia, ha delineato un ritratto profondo e spesso inedito del nostro Paese attraverso la lente dei dati. Nell’incontro organizzato dall’Associazione Cultura e Sviluppo, introdotto e moderato dal direttore Alessio Del Sarto, la relatrice ha sottolineato come l’accesso a dati di qualità renda i cittadini più liberi di valutare l’operato della politica e di compiere scelte consapevoli, prendendo spunto dal suo nuovo libro Il Paese che conta (Marsilio, 2025).
Dare voce agli “invisibili”
Il percorso professionale della Sabbadini è stato guidato dalla missione di “dare visibilità agli invisibili”. Prima della “rivoluzione informativa” da lei promossa, le rilevazioni erano quasi esclusivamente economiche, lasciando nell’ombra la vita quotidiana di donne, bambini, disabili e anziani. Sabbadini ha ricordato come negli anni ’50 e ’60 si conoscessero bene i dati sul boom economico (come il salto nelle vendite di lavatrici e frigoriferi), ma si ignorasse del tutto, ad esempio, quante fossero le persone con disabilità. “Se certi temi sociali non vengono misurati dall’istituto che calcola il prodotto interno lordo, quei problemi non entrano nel dibattito pubblico e non hanno visibilità”, ha detto la relatrice.
Misurare il sommerso
Uno dei passaggi tecnicamente più complessi ha riguardato la misurazione della violenza di genere. Sabbadini ha spiegato come sia stato necessario inventare nuove metodologie per far emergere il sommerso: “Non potevamo usare la parola ‘violenza’ perché molte donne non la riconoscono se proviene dal partner”. I ricercatori hanno iniziato a descrivere fatti oggettivi (schiaffi, calci, minacce) legittimando il vissuto delle vittime e ottenendo finalmente dati reali.
Questi numeri hanno avuto un impatto concreto sulla legislazione italiana. Sabbadini ha citato Mara Carfagna, all’epoca ministra per le Pari Opportunità, la quale ha dichiarato che, senza lo shock provocato dai dati Istat sulla violenza, non sarebbe mai riuscita ad abbattere le resistenze politiche e far approvare la legge sullo stalking in soli sei mesi.
Un Paese in crisi: povertà e inverno demografico
L’analisi si è poi spostata sulle criticità strutturali del presente. Sabbadini ha evidenziato come il 2012 sia stato l’anno del “raddoppio della povertà”, un livello che da allora non è mai stato realmente abbattuto, aggravandosi con la pandemia e l’inflazione. Dati allarmanti riguardano soprattutto i giovani e le donne. L’Italia ha il tasso di occupazione giovanile più basso d’Europa, l’occupazione femminile è ferma a poco più del 50 per cento, rendendo le donne meno autonome e più esposte alla violenza. Sulla natalità, il confronto con la Francia è impietoso: mentre Parigi investiva in servizi e costi per i figli, l’Italia rimaneva ferma, trasformando il calo delle nascite in un problema strutturale.
L’indipendenza dei dati
Linda Laura Sabbadini ha lanciato un monito sull’indipendenza della statistica pubblica, citando tentativi politici di manipolazione o definanziamento, come il caso negli Stati Uniti (licenziamento della responsabile delle statistiche sull’occupazione da parte di Trump) o i tagli storici operati da Margaret Thatcher alle ricerche sulla povertà (non era tra i suoi obiettivi di governo). Per Sabbadini, è fondamentale che l’Istat rimanga un polo super partes e un bene pubblico, protetto da calendari di uscita predefiniti per evitare pressioni governative.
La relatrice ha concluso che, in un’epoca dominata dai big data dei colossi privati (Google, Meta), il potenziamento di un istituto pubblico capace di leggere i fenomeni sociali con rigore scientifico non è solo una necessità tecnica, ma una difesa vitale della democrazia.
Qui potete rivedere l’incontro:
