La presidenza di Donald Trump viene spesso descritta come un unicum che ha colpito la democrazia americana. Ma per il giornalista Antonio Di Bella, autore del libro Gli Zar della Casa Bianca, pubblicato da Solferino, la realtà è ben diversa: Trump non è un’anomalia, ma un prodotto profondo della storia degli Stati Uniti.
Di Bella, già corrispondente Rai dagli Stati Uniti e da Parigi, per otto anni a capo del Tg3, poi direttore di Rai 3, di Rai News 24 e del genere approfondimento Rai, ha dialogato con Stefano Saluzzo, professore associato di Diritto internazionale all’Università del Piemonte Orientale, nell'incontro dei Giovedì Culturali.
Di Bella ha spiegato che per capire l’America di oggi occorre guardare ai presidenti del passato. Se Trump minaccia dazi o annessioni territoriali (come la Groenlandia), non fa che rispolverare vecchie dottrine: da James Knox Polk, che invase il Messico per annettere Texas e California, a William McKinley, che definiva dazio “la parola più bella del mondo”.
Il giornalista ha tracciato paralleli precisi con figure storiche: l’esuberanza di Theodore Roosevelt, l’approccio imperiale di Franklin Delano Roosevelt e il sentimento anti-élite di Richard Nixon. Ma le analogie superano i confini americani. Di Bella parla di "maga-maoismo", notando come il populismo di Trump ricalchi la retorica di Mao Tse-Tung nel contrapporre il lavoro manuale delle campagne alle "élite schifose" delle città. Al contempo, il legame con Vladimir Putin si manifesterebbe in una forma di "cleptocrazia", volta ad arricchire la cerchia ristretta e i familiari del leader.
Perché l’America ha scelto il "tycoon"
Secondo Di Bella, il successo di Trump nasce da una paura reale del maschio bianco americano, che vede minacciata la propria sicurezza economica e identitaria dall'immigrazione e dalla globalizzazione. Un aneddoto personale chiarisce il contesto: una spesa di pochi limoni e acqua pagata ben 80 dollari in un supermercato totalmente automatizzato, dove il personale è stato sostituito dalla tecnologia. “Il carrello non mente”, ha sottolineato Di Bella: è questa erosione della qualità della vita e del lavoro a spingere l'americano medio verso la promessa (seppur illusoria) di un ritorno al passato glorioso. In linea con la tesi del libro di Di Bella, Stefano Saluzzo osserva che la politica di Trump non è un evento isolato o totalmente inedito ma parte di un processo complesso e di lungo periodo che non si esaurirà necessariamente con la fine del mandato di Trump o con le singole scadenze elettorali.
Geopolitica e futuro
Sul piano internazionale, Di Bella vede gli Stati Uniti come una superpotenza in declino che, sotto Trump, sta commettendo l'errore di agire da sola, smantellando il sistema di alleanze creato nel 1945. Questo isolazionismo non farebbe che spianare la strada alla Cina, percepita oggi da molti paesi del Sud del mondo come un interlocutore più affidabile e lungimirante.
Nonostante le spinte verso una "neomonarchia" e le suggestioni di un terzo mandato in contrasto con la Costituzione, il giornalista confida negli anticorpi della società americana. Il movimento "No Kings" testimonia un'anima profonda degli Stati Uniti che rigetta l'idea di un sovrano, proprio come avvenne durante la rivoluzione contro la Gran Bretagna.
Il professor Saluzzo fa osservare il danno d'immagine e di credibilità degli Stati Uniti. Quando lo Stato che più di tutti ha voluto e sostenuto certe norme internazionali inizia a violarle o a sbarazzarsene in modo "goffo", perde la fiducia degli interlocutori. Questo rende estremamente difficile negoziare nuovi accordi, poiché potenze come l'Iran dichiarano apertamente di non potersi più fidare dell'amministrazione americana.
Il pronostico per il futuro? Secondo Di Bella, il prossimo presidente sarà probabilmente un uomo, bianco e alto, poiché la società americana non sembra ancora pronta a metabolizzare una leadership femminile o di colore dopo il trauma, per una parte del paese, dell'era Obama.
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