Più specificamente, la riflessione si è sinteticamente strutturata approfondendo i seguenti punti:<?

a)      Ricostruzione degli avvenimenti dell’ultimo mese e sostanziale riconoscimento di Osama bin Laden quale ideatore dell’attentato terroristico dell’11 settembre 2001 negli Stati Uniti.

b)      Precisazione delle peculiarità fondamentali del mondo islamico, mettendo in evidenza i seguenti aspetti:

?       il mondo islamico è molto variegato al proprio interno (si pensi alla distinzione fra sanniti, sciti e scismatici);

?       i terroristi di Osama bin Laden rappresentano una «cellula islamica impazzita» che strumentalizza l’elemento religioso in chiave politica;

?       il fondamentalismo religioso islamico (di Osama bin Laden, ma non solo) combatte i gruppi e gli Stati arabi moderati, sostanzialmente «laici» e aperti al dialogo con l’Occidente.

c)      Osama bin Laden: chi è costui? Breve ricostruzione biografica attraverso i riferimenti culturali che l’hanno formato (Said Qutb, Abdallah Adram ecc.) e illustrando non solo la natura della rete «Al Qaeda» (struttu-rata internamente su almeno tra livelli, di cui l’ultimo è il più segreto e impenetrabile), ma anche il vero obiettivo strategico di Osama bin Laden, ossia provocare una reazione spropositata dell’Occidente per ra-dicalizzare nel mondo islamico il fondamentalismo religioso e indurre le frange estremiste a prevalere sui gruppi moderati.

d)      Gli scenari futuri, tratteggiati a partire dalle seguenti tre premesse:

?       no allo «scontro di civiltà» (da considerarsi prevalentemente una «provocazione» dei terroristi);

?       no all’irrigidimento (berlusconiano) sulla convinzione della «superiorità» dei valori occidentali;

?       no, parimenti, all’anti-americanismo della sinistra radicale e dei no-global.

e)      Si auspica l’avvento di un nuovo corso dell’egemonia internazionale degli Stati Uniti che, rispetto al passato (ultimo decennio), sia maggiormente «responsabile e condivisa». In altri termini, è auspicabile (oltre che pienamente giustificabile) solo un «interventismo americano» che si espliciti «sempre e ovun-que», a sostegno e per lo sviluppo di Stati democraticamente strutturati.

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