“La memoria della Shoah è diventato un elemento centrale della costruzione dell’identità europea. È un processo pluridecennale su cui riflettere. Qual è il percorso che la memoria della Shoah ha fatto in questi decenni?” Cesare Panizza, docente di Storia contemporanea all’università del Piemonte orientale, ha introdotto l’incontro dedicato alla costruzione della memoria comune dello sterminio ebraico fra cinema e storiografia organizzata nell’ambito di Crei – The Creation of European Identity through Culture in the contemporary period, progetto promosso dal Dipartimento di Giurisprudenza, Scienze Politiche, Economiche e Sociali dell’Università del Piemonte Orientale in collaborazione con l’Associazione Cultura e Sviluppo, gli Archivi Storici dell’Unione Europea e l’Istituto per la storia della resistenza e della società contemporanea in provincia di Alessandria “Carlo Gilardenghi”, sostenuto dall’Unione Europea, Programma Erasmus+, Jean Monnet Modules.

La memoria della Shoah è stata dapprima lasciata in secondo piano rispetto a quella di chi aveva combattuto. Dalla fine del XX secolo è diventata un elemento strutturante del Novecento e dell’identità europea costruita anche attraverso la letteratura, il cinema e la storiografia.

Alla conferenza sono intervenuti anche la professoressa Anna Foa, che ha insegnato Storia moderna all’Università di Roma La Sapienza e che si è occupata di storia della cultura nella prima età moderna, di storia della mentalità, di storia degli ebrei, e Roberto Lasagna, saggista, critico, studioso di cinema e comunicazione.

“Non era un obbligo che la memoria della Shoah diventasse fondamentale per la costruzione dell’identità europea. La storiografia ha iniziato a pensare seriamente alle leggi razziali in occasione del cinquantenario dell’emanazione” ha spiegato Anna Foa. La Shoah riguarda solo gli ebrei o è una storia di tutti? La storica ha ricordato che l’amnistia Togliatti ha liberato responsabili delle deportazioni e degli arresti degli ebrei. Il silenzio dei sopravvissuti si è rotto negli anni 50, negli anni 60 si inizia ad usare la definizione di Olocausto. Nella chiesa cattolica sono Pio XII e il Concilio Vaticano II a determinare un cambiamento della percezione della Shoah.

“La memoria non è necessariamente ebraica e non è rivolta solo agli ebrei. Essi vogliono il riconoscimento esterno. Inizialmente c’era l’idea di fare di queste memorie un monito. La memoria ebraica non si fondeva col mondo laico, degli storici e degli studiosi. Si pensava che le leggi del 1938 fossero il momento in cui il fascismo iniziò a perseguitare gli ebrei: questa è una deriva pericolosa, come se fosse la svolta con la quale il fascismo da buono diventa cattivo” ha detto Anna Foa.

La storiografia parla da 40 anni del ruolo fascista nella Shoah ma molti non lo considerano. La Shoah viene intesa anche come una sorta di risarcimento rivolta solo al mondo ebraico anziché un filtro per il mondo intero. “Il Giorno della memoria è diventato il pilastro che consolida la memoria per tutti”. Inoltre l’idea leggendaria che Hitler abbia chiesto le leggi razziali a Mussolini è confutata dalla storiografia.

Il critico Roberto Lasagna ha detto che i film significativi sulla Shoah sono molti. Tra questi ha ricordato Notte e nebbia di Alain Resnais, Kapò di Gillo Pontecorvo, Il giorno in cui il clown pianse di e con Jerry Lewis, mai uscito, Schindler’s List, La vita è bella, Jakob il bugiardo, lo sceneggiato Olocausto, tutti di finzione. Il documentario Shoah di Claude Lanzmann in 10 ore raccoglie le testimonianze dei sopravvissuti senza usare artifici. Il regista era un sostenitore della teoria che attraverso il cinema non si possa rappresentare la Shoah.

Kapò apre la porta e racconta quello che c’è oltre il cancello del lager, il mondo oscuro e irrazionale, lo scacco più accecante dell’umano. “Era un film rischioso. Cristaldi fu un produttore coraggioso, che mediava i contrasti tra regista e sceneggiatore. Un critico francese lo considerò addirittura un film abietto ed emblema del cinema corrotto che falsifica e finge. Ma Pontecorvo era lontano da quelle accuse. Il film ha una funzione didattica. Rivisto oggi, Kapò più che sensazionalistico è retorico”.

Schindler’s List e La vita è bella sono due film personali. Il film di Roberto Benigni è accusato di negare alcuni fatti della Shoah, ma in realtà non nega e non rimuove. È la storia di una padre che salva un bambino facendogli credere che il campo di sterminio sia un gioco.